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ROTTERDAM. "È inutile prendere precauzioni nel fare l'amore, usare il preservativo contro l'Aids e poi farsi un tatuaggio senza garanzie igieniche: si rischia il virus dell'epatite, un milione di volte più infettivo di quello dell'Aids". A lanciare l'allarme è Ferruccio Bonino, responsabile dell'unità di gastroenterologia e epatologia degli Spedali Riuniti di Pisa, che insieme ad altri specialisti italiani è intervenuto al congresso europeo che si sta svolgendo a Rotterdam sulle malattie del fegato. Risultati incoraggianti sulla cura dell'epatite vengono da una nuova terapia che utilizza la "Lamivudina" un farmaco antivirale, non tossico, che blocca la moltiplicazione del virus dell'epatite B.
In Italia, ogni anno, un milione di persone contrae l'epatite B. Sono sei i tipi di epatite finora conosciuti: A, B, C, D, E, G. Inoltre, c'è un ultimo gruppo chiamato "Non-A/Non-B" che è simile all'epatite C e G. Il rischio maggiore di alcune epatiti, la B e la C ad esempio, è che in una certa percentuale di casi, diventano croniche e portano a cirrosi o a tumori del fegato.
Non esistono ancora cure che possano far guarire da certe epatiti; la prevenzione è l'unica arma efficace. Oltre alle trasfusioni e alle emodialisi, anche le cure dentistiche, i tatuaggi e i piercing, come pure le manicure e le pedicure sono abitudini a rischio. Per evitare il contagio è importante utilizzare sempre strumenti sterilizzati e kit monouso.
"Negli ultimi anni la moda ha rilanciato la professione del tatuatore. Il numero dei centri specializzati è aumentato, ma non c'è ancora il riconoscimento ufficiale della professione, in attesa siamo associati agli estetisti", ha detto la responsabile del "Tattoo Saloon" di Roma.
"Nel nostro centro -ha continuato - disponiamo di autoclave a 365 gradi centigradi per la sterilizzazione degli strumenti, inoltre impieghiamo solo aghi monouso". "Ma -ha concluso - in giro c'è poca professionalità e non tutti sono altrettanto scrupolosi. Meglio è visitare il negozio prima di farsi tatuare".