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Una cura possibile per la fibrillazione atriale

di Silvia Sorvillo

Il dabigatran etexilato preso due volte al giorno riduce notevolmente il rischio di ictus e non da le complicazioni della warfarina, il farmaco usato finora

18 ottobre 2009

Sul numero del 30 Agosto 2009 di Nejm (New England Journal of Medicine) è uscito un importante, quanto atteso, articolo sull'adozione di una nuova terapia per la cura della fibrillazione atriale.

l'indagine RE-LY

Lo studio, che annovera una ventina di medici come titolari della ricerca, presenta le conclusioni dell'indagine RE-LY (Randomized Evalutation of long terme Anticoagulation Therapy) una sperimentazione clinica, condotta dal novembre 2005 ad aprile 2009 in 951 centri ospedalieri distribuiti in 44 Paesi del mondo, compresa l'Italia, e che ha coinvolto 18.113 pazienti di età compresa tra i 64 e i 75 anni, il 63.6 % dei quali erano uomini e soffriva di diabete mellito, ipertensione e coronaropatia.

Tutti i clinici che hanno aderito allo studio documentano l'efficacia del dabigatran etexilato, una nuova molecola che inibisce direttamente la trombina (un enzima che trasformando il fibrinogeno in fibrina stabilizza il coagulo di sangue) e somministrata due volte al giorno per via orale raggiunge un effetto protettivo addirittura migliore della warfarina, il farmaco finora utilizzato che agisce come anticoagulante, riducendo il rischio ischemico, attraverso l'inibizione della vitamina K altro protagonista dell'articolato percorso che porta alla coagulazione.

la Warfarina

L'effetto protettivo della warfarina è certamente buono però purtroppo l'assunzione di questo farmaco è molto difficile da gestire, i pazienti che assumono warfarina devono essere continuamente monitorati per mantenere il valore della coagulazione entro i parametri consentiti.

Se il valore scende troppo si rischia la formazione di trombi, se invece è troppo alto si rischia di provocare emorragia.
A complicarne la somministrazione si aggiunge, inoltre, il fatto che questo anticoagulante interagisce con molti alimenti e farmaci per cui la sua somministrazione terapeutica diventa più problematica e rischiosa della stessa malattia.

La fibrillazione atriale

Cos'è la fibrillazione atriale (abbreviata in fa)? È un'aritmia cardiaca provocata da una contrazione anomala degli atri che dilatandosi in maniera disordinata provocano un'alterazione del battito e una propulsione del sangue inefficace.

Il paziente avverte palpitazioni e affanno al minimo sforzo, e il ristagno del sangue nelle camere cardiache induce un maggior rischio di formazione di coaguli. La probabilità per chi soffre di fa che si verifichi un ictus aumenta di circa 7 volte.
Inoltre quasi sempre l'evento ischemico che si osserva è molto più aggressivo e disabilitante rispetto alla casistica generale. La mortalità per questi pazienti aumenta infatti esponenzialmente e si parla spesso di stroke ed embolismo sistemico.

Oggi la fibrillazione atriale si cura oltre che chirurgicamente, soluzione adottata nei casi in cui si accompagna ad altra cardiopatia, anche con la cardioversione, che ripristina la sincronia del battito attraverso stimolazione elettrica, e con l'ablazione con radiofrequenza, tecnica più recente e meno invasiva, che permette di eliminare, cauterizzandola, la zona d'origine dell'aritmia.
Una soluzione risolutiva che si ottiene inserendo, in semplice anestesia locale, un sondino transvenoso attraverso la puntura da vena inguinale.

FA dati epidemiologici

Il ricorso al trattamento chirurgico o all'ablazione è comunque piuttosto raro rispetto all'alta incidenza della malattia.

La fa pur essendo una delle aritmie cardiache più comuni è stata a lungo sottovalutata, spesso i pazienti non conoscono le vere implicazioni della malattia né le nuove possibilità di cura .

Attualmente ne soffre il 5% degli over65 e si riscontra più facilmente in chi soffre di ipertensione, malattia coronarica e valvolare, embolia polmonare.

Ogni anno solo in Italia si ammalano 60.000 persone e metà di loro rischiano di subire nello stesso anno un evento ischemico. Oggi il numero di pazienti è di 500.000, con la terapia a base di dabigatran, secondo i risultati delllo studio Re-LY, si potranno salvare, sempre solo nella nostra penisola, 9000 pazienti l'anno, 25 persone al giorno cioè una ogni ora.


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Scienzità è stato realizzato da Silvia Sorvillo e Vittorio Sossi