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notizie scientifiche dal mondo


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Quando vivevano gli hobbit.

di Silvia Sorvillo

Un nuovo ominide rimette in discussione l'albero genealogico umano.

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29 ottobre 2004

Nature di questa settimana annuncia il ritrovamento sull’isola di Flores, esotico isolotto tra Java e Timor, nell’arcipelago indonesiano, di un insolito e straordinario nanetto, un individuo alto circa un metro e con una corporatura incredibilmente simile a quella dei simpatici hobbit di cui Tolkien tanto ci ha narrato.

aggiornamento - ottobre 2005:

dieci piccoli ominidi... per ora

Dopo l'annuncio fatto a marzo che l'uomo di Flores esisteva per davvero e dopo le critiche e lo scetticismo che tale scoperta aveva suscitato da parte di alcuni scienziati un po' troppo diffidenti, Nature pubblica con il numero del 13 ottobre 2005, l'ulteriore prova di quanto già affermato e ipotizzato dai due paleoantropologi dell'Università australiana Peter Brown e Michael Morwood.

Altri nove esemplari di piccolo uomo sono tornati alla luce grazie alla sapiente e meticolosa opera dello stesso team di scienziati. Anche stavolta gli scheletri degli antichi nanetti non sono completamente ricomponibili, ogni hobbit dà il suo piccolo contributo per una ricostruzione più precisa ed esauriente di quelle che erano le sue fattezze.

Con questo recente recupero però grazie alla presenza degli altri elementi con cui sono riemersi si può affermare con certezza che gli hobbit, nonostante la loro ridotta massa grigia, si parla di 380 cc contro i 1400 e i 1700 del Sapiens e del Neanderthal, erano capaci di cacciare e usavano armi molto primitive ricavate dalla lavorazione delle pietre. Manufatti certo molto semplici ma testimonianza indiscussa di una certa loro capacità logico-deduttiva. Altro dato molto importante emerso ora è che conoscevano e sapevano usare il fuoco. La grotta di Liang Bua dove sono stati identificati anche questa volta ha celato per anni insieme a loro i resti carbonizzati di ossa animali.

L'ipotesi azzardata per cui si parlava già a marzo di terza specie trova ora quindi radici ancora più accreditate tanto più che il periodo di permanenza del floresiensis sembra allungarsi fino a circa 90 mila anni fa. L'homo floresiensis di Liang Bua non è quindi un esemplare deforme ma un individuo, una popolazione, appartenente ad una specie piccola, alta poco più di un metro, con un cervello certamente poco sviluppato rispetto a quello del nostro più diretto antenato e al suo primitivo fratellastro neanderthaliano, ma sicuramente capace di sopravvivere senza troppe difficoltà e per tanto tempo, migliaia di anni, su un'isola che per quanto bella e fantastica non era certo priva di pericoli e difficoltà. Dopo il clamoroso successo letterario e cinematografico gli hobbit continuano a farci sognare.

l'area geografica
del ritrovamento

Stando a quanto riportato da Peter Brown e Michael Morwood -antropologi della New England University di Armida in Australia- e a quanto confermato dagli altri autori indonesiani della ricerca, guidati da Thomas Sutikna del Centro di Archeologia di Jakarta, il mitico "piccolo popolo" esisteva davvero, anzi rappresentanti della sua specie abitarono fino a circa 18000 anni fa su questa terra già di per sè fantastica.

Lo scheletro di Flores

Qui i varani, o dragoni di Komodo, e le lucertole giganti scorrazzavano insieme sulle disseppellite orme di altrettanto suggestivi ratti giganti e elefanti pigmei primitivi, gli Stegodon. A onor del vero, e a dispetto della diffusa misoginia scientifica, lo scheletro ritrovato sembra appartenere ad una femmina, quindi ad una nanetta, alta non più di un metro e con una testa piuttosto piccola, circa un terzo della taglia di quella dell’uomo moderno.

un difficile recupero

Le ossa: cranio, mascella, bacino e tibia sono state rinvenute in una grotta, Liang Bua, insieme a quelle dello scheletro di un varano e di uno Stegodon. Tutti questi resti, al momento del ritrovamento, non erano ancora fossilizzati. Le ossa erano ancora umide e mollicce tanto da rendere molto complicato il lavoro di recupero e manipolazione. Richards Roberts, altro archeologo australiano impegnato nello studio, non ha esitato a definire le loro condizioni molto simili a quelle di un più moderno "purè di patate" e per questo si è complimentato con Sutikna e tutto il team indonesiano che hanno dato prova di grande abilità nel maneggiare campioni così delicati.

La scoperta dell'ominide, designato dagli esperti Homo floresiensis, è molto importante per la ricerca paleoantropologica perché ha confermato l’esistenza di altre ramificazioni, anche piuttosto recenti, dell’albero evolutivo umano. Gli scienziati, infatti, sanno per certo che circa 1,6 milioni di anni fa sull’isola di Java viveva l’Homo erectus e che solo molto più tardi, circa 45-50 mila anni fa, l’Homo sapiens aveva messo piede in Australia superando la Linea di Wallace, barriera naturale che arginava ogni tentativo di migrazione animale e vegetale.

un nuovo ramo collaterale

Albero genealogico del genere Homo © Nature.com

Ma se su quest'isola indonesiana, l’Homo floresiensis era effettivamente presente a partire da circa 80mila, e fino a 12 mila, anni fa, come testimoniano i recenti reperti, allora è sempre più probabile la diretta discendenza di questa popolazione nana dall'Homo erectus. L’isolamento geografico, e quindi poi genetico, in cui si venne a trovare l’insolita popolazione finì per dare origine a una quasi speciazione umana che portò i rappresentanti del "piccolo popolo" a sopravvivere in questa nicchia ecologica, l’isola di Flores, fino alle più moderne epoche - i famosi 12.000 anni orsono- età in cui l’Homo sapiens, con la sua innata passione per i viaggi, ruppe l’incantesimo.






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Scienzità è stato realizzato da Silvia Sorvillo e Vittorio Sossi