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Ogm ancora più confusione

di Silvia Sorvillo

Uno studio commissionato dalla Monsanto ha messo in luce effetti collaterali importanti sulle cavie. Ora l'azienda smentisce.

28 maggio 2005

Domenica scorsa, sul quotidiano inglese "The Independent", è stato pubblicato un articolo in cui si denunciano importanti novità raccolte in uno studio di 1139 pagine fatto anni fa dalla Monsanto e che, la stessa azienda, è riuscita a tenere segrete all'opinione pubblica fino ad oggi.

il mais Ogm     Mon 863

Il rapporto scientifico riguarda il monitoraggio di topolini alimentati con il mais mon 863, un prodotto ingegnerizzato per resistere ad un parassita,la Diabrotica virgifera, che in questi ultimi tempi sta facendo strage del cereale in mezza Europa. Il granturco ogm mon 863 contiene, per tener testa alla diabrotica, una tossina, la bt, che avrebbe provocato nelle cavie gravi malformazioni a carico dei reni, del sangue e del sistema immunitario.

Già nel settembre 2003 Greenpeace aveva chiesto alle autorità tedesche di rendere noti i risultati dello studio commissionato dalla stessa Monsanto per ottenere l'autorizzazione all'utilizzo di questo ogm in Europa. Dopo mesi di trattative i tedeschi avevano respinto la richiesta classificando i dati come "confidential business information".

L'azienda biotech, intanto, ha continuato a cercare autorizzazioni da parte delle commissioni scientifiche europee e secondo un suo portavoce ben nove autorità internazionali avrebbero decretato, fino ad oggi, la sicurezza del mais mon 863. Per quanto riguarda i dati sulle disfunzioni e malformazioni descritte nei topolini dell'esperimento, ed emerse nel corso dello studio, l'azienda ha dichiarato che le variazioni osservate non sono certamente significative e che le anomalie registrate sono normalmente presenti nella percentuale riscontrata e per quella specie di topo.

L'opinione di Greenpeace

Non la pensa così Janet Cotter, dottoressa responsabile della sezione scientifica di Greenpeace International che, già nel 2003, chiedeva la pubblicazione integrale di tutti i dati dello studio. A schierarsi con lei anche Michael Antoniu, genetista del Guy's Hospital di Londra, che si dichiara seriamente preoccupato per le gravi implicazioni mediche riscontrate.

Si tratta quindi di novità clinicamente poco rassicuranti specie se si tiene conto che questo non è il primo caso di effetto collaterale. Gia nell'agosto del 1998 Arpad Pusztai, medico dell'istituto scozzese Rowett Research di Aberdeen, aveva riscontrato nei topolini nutriti ogm deficit della crescita e del sistema immunitario. Un allarme che il professore aveva prontamente lanciato ma che, non si sa come, è stato puntualmente messo a tacere, segnando anche l'improvviso scivolone professionale del professore.

Il principio di precauzione tanto irriso da alcuni legislatori e dalle aziende biotech torna più che mai di attualità, forse varrebbe la pena davvero di ridiscutere più seriamente l'impatto di questi prodotti sulla nostra salute.

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Scienzità è stato realizzato da Silvia Sorvillo e Vittorio Sossi