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Zagor 501
Zagor 502
Zagor 503

La Valle Misteriosa

282 pagine

Ade Capone - Gallieno Ferri

Locazioni

Personaggi
La storia
Gli avversari


Siamo nella Widegreen Valley, una verde vallata a ovest del lago Michigan. Un trapper, mentre sta cacciando, viene assalito da ombre misteriose.

Alcuni giorni dopo Zagor e Cico sono nella stessa zona, all'inseguimento di tre evasi che si sono rifugiati nella capanna di un ragazzo, Jason e di suo padre. I criminali sono particolarmente spietati e non esitano a sparare a sangue freddo sul ragazzo, che resta ferito. Per fortuna Zagor interviene in tempo per impedire che si macchino di ulteriori delitti. Riesce a fermarne uno ma gli altri due si danno la fuga, verso la misteriosa Widegreen Valley.
Il padre di Jason consiglia a Zagor di non seguirli, perché quella valle sembra inghiottire chiunque abbia la pessima idea di entrarvi.

Ovviamente l'avvertimento non viene seguito. Ma come sono capitati lì i nostri due amici?
Stavano indagando su un convoglio militare scomparso. Carico di vettovagliamenti avrebbe dovuto raggiungere Fort Willis ma, dopo aver deviato per la Widegreen Valley, era definitivamente scomparso. Stessa sorte per la pattuglia mandata ad indagare.
Il comandante del forte, il maggiore Powell, aveva chiesto consiglio a Zagor, convinto che i responsabili della sparizione siano gli indiani della valle: il militare sembrava solo in cerca di un pretesto per mettere a ferro e fuoco l'intera regione.
Per scongiurare questa eventualità Zagor aveva accettato di partecipare alle ricerche, accompagnando la pattuglia, comandata dallo stesso Powell, in procinto di partire per la Widegreen Valley. Ma proprio in quel frangente aveva saputo dell'evasione dei tre banditi e si era momentaneamente separato dai soldati per inseguirli.

Tornando al presente, visto che tutte le strade alla fine portano alla Widegreen Valley, Zagor e Cico non possono far altro che proseguire in quella direzione.

La valle è un tranquillo paradiso verde, e difficilmente si potrebbe credere che nasconda qualsivoglia minaccia. La notte però, il sonno dello Spirito con la Scure viene interrotto da uno dei tre evasi. L'uomo è terrorizzato, in fuga da chissà quale orribile minaccia e spara su qualsiasi cosa si muove.
Prima che Zagor possa calmarlo ed interrogarlo, viene freddato da una frecciata nella schiena.
L'aggressore riesce a dileguarsi nel fitto sottobosco.

La mattina dopo i due amici si rimettono in marcia e si inoltrano all'interno della valle. Prima di raggiungere un villaggio Onondaga si imbattono in un totem dalla foggia sinistra e sconosciuta.
Gli indiani non accolgono i nostri due amici molto calorosamente, ma il capo, Braccio Veloce, accetta di parlare con Zagor. Afferma di non sapere nulla del convoglio scomparso e che nessuno degli Onondaga è coivolto.
E poi si lascia andare ad una preoccupante rivelazione: la foresta appartiene ad Entak, lo Spirito della Foresta, ed è lui a decidere quello che deve accadere nella Widegreen.

Finirebbe tutto lì se non arrivasse un intrepido guerriero, Dente D'Orso, con indosso una giacca militare, probabilmente sottratta ad uno dei soldati scomparsi.
Dente d'Orso è molto meno diplomatico del suo sakem e alla richiesta di spiegazioni di Zagor, si infuria e lo sfida a duello.
Il guerriero è un avversario tonico ma alla fine perde lo scontro.
Deve così suo malgrado pagare pegno e fornire a Zagor le informazioni richieste: afferma di aver trovato la giacca fra i resti di carri militari bruciati, poco lontano. E indica poi a Zagor la direzione da prendere per raggiungere il posto.
Braccio Veloce sostiene che siano stati Entak e i suoi servitori a compiere l'assalto e che i militari farebbero bene a non indagare oltre se non vogliono fare la stessa fine. Secondo lui neanche Zagor avrebbe la forza di sconfiggere Entak in duello, anche se sa che non seguirà il consiglio lo ammonisce ad andarsene via
Quando i due visitatori si sono allontanati però, il sakem dimostra di non essere estraneo alle macchinazioni del misterioso Entak e di temere l'ingerenza di Zagor. Infatti invia Dente d'orso ad avvertire proprio lo Spirito della Foresta dei recenti sviluppi...

Quando Zagor e Cico raggiungono i carri bruciati non trovano alcun cadavere. Che fine hanno fatto tutti i soldati? Sulla terra è stato tracciato un simbolo inquietante, che sia il marchio di Entak?
Qualcuno nel frattempo li sta osservando nel folto della boscaglia. Zagor se ne accorge e cerca di catturarlo, ma l'uomo non è solo e cade in un'imboscata. I suoi avversari sono molto forti e resistenti, ma la cosa più incredibile è che, nonostante indossino indumenti indiani, siano in realtà tre uomini bianchi!
Questo mistero resterà per il momento senza soluzione, perché ben altre urgenze prendono il sopravvento. Durante il combattimento, infatti, Cico viene rapito e Zagor, nonostante abbandoni la lotta per cercare di raggiungere i rapitori, ne perde le tracce.
Alla fine anche i misteriosi e silenziosi aggressori ne approfittano per sparire.

Zagor non può far altro che recarsi all'appuntamento con il maggiore Powell per informarlo delle ultime scoperte e ottenere un aiuto per setacciare la foresta. Sa già che sarà difficile far ragionare l'ottuso militare.
Ma non si aspetta di quanto possa essere deviante l'ossessione di Powell contro i nativi americani. I militari stanno malmenando un vecchio e debole indiano per ottenere qualche informazione. La crudeltà del maggiore non ha limiti tanto che sfodera la pistola per uccidere il vecchio, dopo aver appurato che non sa nulla di quello che gli interessa.
Questa scena scatena la rabbia di Zagor che inizia a lottare con i militari...

Zagor riesce a disorientare i soldati abbastanza da garantire la propria fuga e quella dell'indiano. Dopodiché raggiunge il vecchio che gli racconta la sua storia: si chiama Shakan e, da giovane, è stato cacciato dalla sua tribù e ha condotto un'esistenza ai margini vivendo dell'elemosina, e del disprezzo, dei bianchi.
Il destino ora lo ha condotto lì, dove vive dell'elemosina degli uomini rossi.
Shakan che girovaga di campo in campo conosce tutti i segreti della foresta. Entak si nasconde al centro della valle, nel mezzo di una foresta morta. Oltrepassati gli alberi scheletrici c'è un piccolo lago che dà vita alla vegetazione circostanze. Su un isolotto, infatti, campeggia un gigantesco albero sacro allo spirito della foresta, del quale Entak è la manifestazione terrena.
Ma nessuno può arrivare lì, senza che Entak lo permetta. Solo i servitori di Entak sono liberi di andare e, quando tornano, rivelano solo le informazioni che Entak vuole diffondere. Shakan, nonostante il debito di gratitudine, si rifiuta di guidare Zagor nel luogo sacro, che quindi affronta da solo il percorso carico di insidie che lo separa dall'amico messicano, rapito nel numero scorso.

La foresta morta è resa ancor più spettrale da totem incisi direttamente sui tronchi scheletriti, ma proseguendo oltre la vegetazione torna ad essere viva. Un percorso di torce illumina il lago con l'isolotto, al centro del quale si erge il gigantesco albero sacro. Nessuno è in vista e Zagor attraversa indisturbato il lago e approda nel covo di Entak.
Sull'albero è inciso il simbolo che Zagor aveva già visto tracciato vicino ai resti del convoglio bruciato e che Shakan aveva riconosciuto come il marchio di Entak.
Poco più in là Zagor riconosce una figura familiare: è Cico seduto ad osservare il lago e apparentemente non consapevole dell'arrivo del suo amico.
Quando lo avvicina si rende conto che ha lo sguardo assente e allucinato. Lo stesso che avevano i servitori di Entak che lo hanno aggredito il giorno prima. E al collo ha un medaglione con il marchio di Entak. Cico, completamente soggiogato, colpisce l'amico con una forza insospettabile e dichiara di essere un servitore di Entak1 E presto anche Zagor seguirà lo stesso destino.

In risposta a questa nefasta profezia, l'isolotto e il lago si animano di presenze. I servitori di Entak arrivano a nuoto da ogni direzione e Shakan, l'apparentemente innocuo vecchio indiano, avanza minaccioso verso lo Spirito con la Scure. Shakan non è Entak, che si nasconde tra le fronde dell'Albero Sacro, ma colui che ne guida i passi e la vendetta.
Zagor si accorge di essere circondato e inizia a lottare come un disperato. I seguaci di Entak sono indiani, ma anche i soldati bianchi del convoglio completamente privi di volontà... e Cico ovviamente. Per cui Zagor non può neanche usare la pistola per difendersi!
I seguaci di Entak non hanno intenzione di ucciderlo ma la loro intenzione sembra essere quella di fargli bere l'acqua del lago.
Immergono a forza la testa di Zagor nelle fredde acque limacciose, ma con uno sforzo sovrumano riesce a liberarsi.
Davanti a tanta forza di volontà i servitori sembrano disorientati e entra in gioco direttamente Entak.
Il giovane e agile indiano possiede una forza straordinaria. Zagor invece sente venirgli meno le forze, intuendo che in qualche modo è l'effetto dell'acqua che ha bevuto.
Cade a terra e la vista gli si annebbia ma in un ultimo impeto di orgoglio, riesce a scagliare la scure contro il ginocchio di Entak, sfruttando l'occasione per tuffarsi nelle acque della foresta morta.

Nonostante le ricerche nessuno dei seguaci riesce a ritrovarlo. Shakan crede che sia affogato, ma il giovane Entak nutre la paura recondita che sia ancora vivo. è scosso perché nessuno era riuscito a lottare con quella foga contro di lui.

Zagor nel frattempo sta combattendo una battaglia disperata contro una febbre altissima e incubi terribili. Ma in quegli incubi trova la risposta che cercava. L'acqua del lago in qualche modo annulla la volontà delle persone che la bevono e ne amplifica la resistenza fisica.
Il giorno dopo si mette in marcia per rintracciare i militari di Powell prima che sia Entak a farlo. Se anche loro cadessero sotto il gioco dello Spirito della Foresta, allora per lui le possibilità di risolvere la situazione sarebbero ridotte a zero.

Arriva però troppo tardi. Powell si rifiuta di ascoltarlo e ordina ai soldati di attaccarlo. Nel frattempo gli uomini di Entak li hanno già circondati e i soldati non riescono ad organizzare una difesa efficace.
Entak offre ai militari una resa in cambio della vita e i superstiti, ridotti allo stremo, si ribellano a Powell e si arrendono.

Zagor nel frattempo riesce a localizzare Cico, anche lui nel commando che ha attaccato i soldati. Lo stordisce e lo porta via...

Depositato il messicano svenuto in un posto sicuro, Zagor torna ad osservare il teatro dello scontro.

Quello che vede è una vera sorpresa. I militari dopo aver stordito il testardo maggiore Powell, si sono arresi ad Entak, preferendo una vità di schiavitù mentale ad una morte certa.
Una ben più amara sorpresa lo attende quando torna a recuperare l'amico svenuto. Cico non c'è più. Si è allontanato ancora in stato confusionale. Le tracce portano sull'orlo di uno strapiombo che precipita su un ruscello impetuoso. Nulla da fare: di Cico non c'è traccia.
Ma la cosa si risolve in breve tempo. Cico stava solo girovagando senza meta nella foresta, preda degli incubi causati dall'acqua del lago che aveva bevuto. Subito dopo crolla nuovamente a terra addormentato e Zagor resta a vegliarlo.

Nel frattempo Entak, scosso per le numerose perdite fra i suoi uomini, inizia a dubitare della missione che si è prefisso. Shakan però dimostra di avere un ferreo controllo su di lui, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, di essere lui l'anima nera della vendetta, assetata di sangue.

Quando Cico riprende i sensi, Zagor gli espone il piano che ha ideato. Bisogna tornare all'isolotto e fermare Shakan prima che assoggetti anche i militari, ma occorre superare le guardie. Cico fungerà da elemento di distrazione, dopotutto gli altri lo credono ancora sotto l'influsso di Entak.
Nonostante un po' di patemi d'animo per il messicano, lo stratagemma funziona e Zagor si intrufola nel territorio ostile. Spia l'accampamento dei seguaci di Entak e vede che i militari sono ancora prigionieri e non hanno ancora bevuto l'acqua del lago, che li priverebbe della volontà. Poi si dirige verso il lago.
Si apposta sulla riva e prepara un'entrata ad effetto spargendo la polvere da sparo delle pallottole sul terreno.

Qualche ora dopo, giunta la notte, arriva al lago un mesto corteo. Tutti i seguaci di Entak scortano i militari verso il rito che li priverà della volontà. Arriva anche una rappresentanza dei capi tribù chiamati a partecipare al rito, per ribadire la potenza dello Spirito della Foresta e spazzare via le ultime titubanze di fronte ad una strada che porterà gloria, ma anche molte vittime.
Tutti pendono dalle parole di Entak, l'unico che ancora dimostra un orgoglio sprezzante è Powell, ma viene immediatamente messo a tacere.

Per Zagor è il momento di agire. Prima squarcia la foresta con il suo caratteristico grido di battaglia e poi dà fuoco alle polveri apparendo improvvisamente nell'oscurità, avvolto da una cortina di fiamme.
L'unica carta che può giocare è sfidare e battere Entak davanti a tutti i capi. Questa volta ha il vantaggio di conoscere la forza dell'avversario e spera di riuscire anche ad individuare eventuali punti deboli.
Entak non può far altro che accettare il duello per non perdere la faccia.

Il duello è cruento, ma questa volta Zagor non è stordito dall'acqua del lago e colpisce con tutta la forza a disposizione. Riesce così a bloccare Entak tenendogli un coltello puntato alla gola.
Gli ordina di rilasciare i soldati e si fa promettere da Powell che non ci saranno rappresaglie militari. I due nemici accettano le condizioni, Entak è rimasto particolarmente impressionato dalla potenza di Zagor e crede che sia veramente un inviato di Manito.
Si ribella finalmente all'influenza di Shakan, che invece non vorrebbe cedere di un passo; e il vecchio è costretto al silenzio.
Sembra tutto risolto ma c'è una serpe nascosta nell'erba.

Dente d'Orso, il guerriero Onondaga sconfitto da Zagor considera la resa di Entak come un tradimento e gli spara dalla riva del lago, riuscendo a ferirlo.
Shakan ne approfitta per scaldare gli animi e scagliare gli indiani contro i militari, affermando che era tutto un piano di Zagor per uccidere lo Spirito della Foresta.

Zagor ordina ai militari di fuggire e si getta a nuoto nel lago per raggiungere il cecchino, nella speranza di dimostrare che non si trattava di un militare. Dente d'Orso però non si ferma al vile attentato. Con una torcia dà fuoco alla foresta morta, i cui rami secchi avvampano immediatamente.
Indiani e soldati cercano scampo dalle fiamme, ma contemporaneamente si danno battaglia. Zagor raggiunge Dente d'Orso e lo disarma, poi è costretto a lasciarlo andare perché deve occuparsi dei sopravvissuti di entrambi i lati.
Fra le fiamme si imbatte in Entak e Shakan. Entak potrebbe ucciderlo ma si dimostra una volta di più un avversario onorevole, ignorando ancora una volta i consigli sbagliati e carichi di odio del vecchio.
Saranno gli ultimi momenti di vita di Shakan, che vede svanire le ultime speranze quando un tronco infuocato gli precipita addosso.
Alla fine tutti i contendenti si radunano attorno al vecchio morente, che racconta per intero la storia sua e di Entak e i motivi della rabbia che covava dentro.

Shakan, figlio di uno stregone, dopo essere stato scacciato dalla sua tribù per aver osato sfidare il proprio sakem ed aver perso il duello, aveva condotto l'esistenza sbandata che aveva raccontato nel numero scorso a Zagor, tacendo però sull'epilogo della storia.
La molla che lo aveva spinto a vincere l'alcolismo e recuperare dignità era stato l'omicidio gratuito di un indiano, che era venuto in paese a vendere le pelli. L'uomo, in punto di morte, lo aveva pregato di riportarlo nel luogo dove viveva, per essere seppellito.
Shakan aveva così incontrato la moglie dell'uomo e il figlioletto, colui che sarebbe diventato Entak.
Alla fine Shakan aveva piantato le tende lì, innamoratosi della madre di Entak, e aveva trovato finalmente una famiglia e una serenità.
Ancora una volta però, avrebbe dovuto maledire gli uomini bianchi: un gruppo di cacciatori ubriachi avevano distrutto la sua tenda e ucciso la donna che era diventata sua moglie.
Erano rimasti da soli lui e il piccolo Entak. Aveva deciso così che avrebbe educato il ragazzino all'odio e alla vendetta, e sapeva di potergli dare i mezzi per vendicarsi.
In una visione riuscì a carpire il segreto della Foresta Morta e le proprietà delle acque della sorgente del lago, in grado di privare della volontà gli uomini e renderli asserviti a chi avrebbe saputo approfittarne.
Aveva provato l'efficacia dell'acqua direttamente sul ragazzo che era diventato suo figlio, tenendolo sotto controllo ed educandolo alla vendetta.
E poi aveva creato la fama di Entak
Shakan al termine della storia spira fra le braccia di suo figlio. Entak decide di abbandonare la sanguinosa strada del padre putativo e di distruggere quella sorgente che aveva portato solo morte. Dal canto suo il maggiore Powell rinuncia a qualsiasi rappresaglia.
Zagor ed Entak dalla storia simile ma contrapposta, si separano salutandosi da amici...

Un'avventura che, alla chiusura dell'albo, lascia sentimenti contrapposti. Da un lato una grande atmosfera e sequenze molto bene realizzate; poi il parallelismo su buon maestri e cattivi maestri. Zagor ed Entak hanno percorso gli stessi binari ma i loro maestri sono stati determinanti nella scelta della direzione giusta o sbagliata. Wandering Fitzy ha educato Zagor alla comprensione e alla riflessione, mentre Shakan non ha fatto altro che rovesciare sul ragazzo Entak la propria sete di vendetta.
Dall'altro le situazioni sono già viste più volte in Zagor: Zagor da solo contro tutti, tormentato e disperato, ma soprattutto Zagor che si deve scontrare contro amici o nemici sotto il controllo di qualcun altro. Il campione in questa disciplina è stato Kandrax, ma anche l'alchimista Von Axel, per non parlare di "Skull" Randall, le cui macchinazioni erano decisamente più sofisticate.

RIASSUNTO DEI SINGOLI ALBI:
Zagor 501 - Zagor 502 - Zagor 503

Cicorabilia: