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ROMA. è ufficiale: anche nei Paesi che negano nella maniera più assoluta qualsiasi pericolo, alcuni allevamenti potrebbero essere a rischio di Bse, l'encefalite bovina spongiforme. Così titolava un articolo di ieri il "New Scientist", autorevole rivista scientifica inglese.
In tutta l'Europa dieci milioni di persone credono di essere al sicuro dal contagio della sindrome di Creutzfeld-JaKob, la malattia neurologica trasmessa dalle mucche "pazze", solo perché i loro Paesi sono stati dichiarati ufficialmente "liberi" dalla Bse.
Secondo gli specialisti l'encefalite bovina spongiforme, malattia molto simile al morbo neurologico di Creutzfeld-Jakob che colpisce l'uomo, è più diffusa di quanto gli stessi Paesi europei siano disposti ad ammettere. Germania, Italia e Spagna sono Paesi in cui l'infezione potrebbe essere presente. Sempre secondo questi ricercatori in sei nazioni europee, oltre a Canada, Australia e Stati Uniti, è molto probabile che ci siano casi sporadici di infezione che sfuggono il tipo di sorveglianza "passiva" organizzata da questi stessi Paesi come unica forma di controllo.
I ricercatori, infatti, ricordano che tale sorveglianza individua solo un terzo dei casi positivi e invitano perciò la Commissione europea a riflettere sulla necessità di controlli più approfonditi. Due anni di osservazione e la raccolta di dati sull'importazione di carni di ogni singolo Stato sono le fonti utilizzate dai ricercatori, i quali hanno scoperto che all'epoca dell'epidemia, nel periodo all'apice dell'infezione, la Germania importò 13mila capi di bestiame dall'Inghilterra e 1.200 tonnellate di mangime derivato dal bestiame inglese. Gli stessi dati possono essere estesi all'Italia e alla Spagna.
ROMA. All'Istituto superiore della sanità, a Roma, Agostino Macrì dirige il laboratorio di Medicina veterinaria e si occupa da anni di Bse. Lo abbiamo intervistato per avere un quadro dell'attuale situazione in Italia.
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