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Sindrome di Creutzfeldt-Jakob: una molecola di Rna è il bersaglio da colpire

di Silvia Sorvillo

Le ultime ricerche hanno fatto luce su una serie di meccanismi che, se verificati in vivo, potrebbero farci sperare anche di guarire

6 novembre 2003

Su un recente numero di Nature, quello del 16 Ottobre, sono stati pubblicati due interessanti articoli sull'eziologia del morbo della mucca pazza. La sindrome di Creutzfeldt-Jakob, così è chiamata la malattia nervosa degenerativa che ha fatto finora un centinaio di vittime in tutto il mondo, si contrae consumando carne infetta e si manifesta generalmente ad anni di distanza dal momento del contagio.

La terapia attuale non può garantire la guarigione

La sintomatologia, che è principalmente di natura neuromotoria, si manifesta tardivamente e quando arriva provoca una serie di disagi progressivi e inarrestabili. La terapia attuale non può garantire la guarigione e, al momento, l'obiettivo dei medici è cercare di contenere i disagi allungando i tempi del processo degenerativo. Le ultime ricerche però sembrano offrire uno spiraglio di speranza sia per quanto riguarda la diagnosi sia su nuovi possibili protocolli di cura.

Il prione modifica proteine già presenti nel cervello

Secondo gli studi condotti da Surachai Supattapone, medico della Dartmouth Medical School di Hanover, nel New Hampshire, il prione responsabile della malattia innescherebbe un processo, finora solo supposto e mai provato sperimentalmente, di modificazione nel ripiegamento tridimensionale di specifiche proteine già presenti a livello del tessuto nervoso cerebrale. Il cambiamento conformazionale di queste strutture proteiche provocherebbe il grave fenomeno degenerativo del cervello e darebbe così inizio alla serie irreversibile di processi neuropatologici che caratterizzano la malattia. E' la prima volta che gli scienziati assistono, anche se solo in provetta, a questa trasformazione che sembra essere quindi, in ultima analisi, la vera causa del morbo.

Per ora i dati sono stati ottenuti, come già detto, solo in provetta, utilizzando cellule nervose di criceto; a livello clinico molti suggerimenti vengono dallo studio dell'encefalopatia spongiforme bovina, la malattia che colpisce il bestiame e che sembra avere alcune caratteristiche comuni con essa e anche con la scrapie, la forma che colpisce gli ovini.
Oggi sul lavoro di Supattapone e del suo team si concentra l'attenzione di tutti gli esperti di settore, tanto più che la loro ricerca ha fornito anche un altro dato, forse ancora più importante del primo.

La modificazione della proteina sembra innescata dallo Rna

Secondo gli scienziati giapponesi la trasformazione della proteina, da "normale" a "patogena", non è innescata direttamente dal prione ma da una particolare molecola di Rna, l'acido ribonucleico che organizza la costruzione delle proteine, costruita dall'ospite stesso. Quindi nel caso della sindrome di Creutzfeldt-Jakob, sarebbe l'uomo stesso che con un suo Rna, in seguito al contagio, ordinerebbe la trasformazione tridimensionale di quelle strutture proteiche già presenti nel cervello che, diventando così "dannose", provocano la lenta neurodegenerazione cerebrale tipica del morbo.
Poter individuare il tipo di Rna che causa questa trasformazione vorrebbe dire definire il bersaglio da colpire per bloccare la malattia e nello stesso tempo potrebbe fornire un nuovo metodo di analisi per l'identificazione del bestiame infetto.

individuati due nuovi ceppi del prione responsabile della bse

Sempre sullo stesso numero di Nature sono stati individuati, quasi contemporaneamente, due nuovi ceppi del prione responsabile dell'encefalopatia bovina spongiforme (bse). Ad identificarli due gruppi distinti e lontani, quello giapponese di Morikazu Shinagawa del National Institute of Animal Health a Tukuba (Giappone) e quello di Maria Caramelli, patologa clinica del Centro nazionale di riferimento per le encefalopatie animali di Torino. L'esame che ha messo in luce questi due nuovi ceppi è un classico gel di proteine. Gli scienziati, al momento, non sanno se si possa trattare della stessa variante o se invece è, purtroppo, la conferma di quanto loro da tempo sospettano e cioè che possano esistere diverse e numerose forme patogene.

Per ora nessuno dei due ceppi è sfuggito al test rapido utilizzato per individuare la bse, nulla però può escludere che possa esistere qualche variante che eluda il sistema di identificazione e possa passare inosservata all'esame. Il dottor Adriano Aguzzi, noto esperto italiano di prioni e ricercatore presso l'ospedale universitario di Zurigo, ha confermato la presenza di ceppi varianti di bse nell'uomo e nella pecora e si propone di indagare se questi sono dovuti a mutazioni genetiche spontanee, ex-novo, o se invece sono stati introdotti con il mangime del bestiame.

Nelle fasi iniziali i prioni si raccolgono nei linfonodi e nella milza

Sempre Aguzzi e il suo team hanno presentato un'altra importante scoperta che fa chiarezza sull'invasività della malattia di Creutzfeldt-Jakob e sul suo diverso epilogo clinico. Il decorso della malattia, infatti, sembra variare in relazione alla distribuzione delle fibre nervose nella milza. Gli scienziati di Zurigo sono arrivati a questa importante conclusione dopo aver costruito un topo ingegnerizzato che ha permesso di scoprire come nei soggetti in cui le cellule spleniche ripiene di prioni erano più vicine alle terminazioni nervose la malattia si manifestasse con 30 giorni di anticipo rispetto ai topi normali. In effetti una volta che l'animale, uomo compreso, ingerisce carne infetta i prioni si raccolgono nei linfonodi e nella milza e di qui arrivano al cervello attraverso le fibre nervose, riuscire ad eliminare queste cellule spleniche prima che i neuroni trasportino l'agente infettivo al cervello potrebbe essere una altro utile meccanismo per contenere la malattia.

Aggiornamento Bse

25 febbraio 2005

L'ultimo lavoro di Adriano Aguzzi, medico scienziato che si occupa da anni di Bse, è stato pubblicato su Science del 18 febbraio 2005 e suggerisce di rivedere i criteri di sicurezza delle carni bovine in caso di emergenza "mucca pazza". Lo studio condotto all'istituto di Neuropatologia dell'Ospedale universitario di Zurigo ha evidenziato come, nei bovini, i prioni, localizzati prevalentemente nel cervello e nel midollo spinale, colonizzino anche altri organi quali reni, fegato e pancreas nel caso l'animale contragga anche solo un'influenza o si ferisca o tagli. Secondo gli esperimenti realizzati dal team svizzero sarebbe sufficiente un banale stato infiammatorio perché il sistema immunitario del bovino permetta ai prioni di diffondere agli altri organi. Alla luce di questa pubblicazione sembra quindi opportuno, nel caso si verificasse un nuovo stato d'allerta , adeguare alla recente scoperta i parametri per la sicurezza alimentare mondiale.

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Scienzità è stato realizzato da Silvia Sorvillo e Vittorio Sossi