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ROMA. Se da una parte le malattie più diffuse, e quindi quelle economicamente più appetibili per le aziende farmaceutiche mondiali, beneficiano di risultati scientifici rapidi e copiosi, il filone di ricerca che studia sulle malattie più rare, le cosiddette "malattie orfane", va avanti con difficoltà. Le sovvenzioni, statali e private, scarseggiano. L'appello per tutelare la ricerca e per evitare il taglio di molte borse di studio è stato fatto qualche tempo fa anche dal nostro più illustre scienziato: Renato Dulbecco.
La situazione in Italia è piuttosto seria, secondo il responsabile del Dipartimento attività scientifica del Consiglio nazionale delle ricerche, Andrea Lapiccirella, "Se ci fosse stata una Maastricht per la ricerca, il nostro Paese non sarebbe sicuramente entrato a far parte della comunità europea. Il nostro Pil scientifico è di 1,1 contro una media minima europea di 1,8 e contro i picchi francesi e tedeschi di 2-2,4". Anche i progetti finalizzati per la ricerca sul cancro, nonostante i diversi successi italiani, sono terminati. Il progetto Acro, progetto volto a finanziare gli studi oncologici nei laboratori del Cnr, è fermo ormai da tempo. Il Murst, Ministero dell'università della ricerca scientifica e tecnologica, non ha ancora risposto a tale richiesta che è in giacenza ormai da parecchi mesi. La Sanità stanzia annualmente dei fondi, ma poco arriva sui banconi di laboratorio a causa di una mancata gestione organica e di cooperazione.
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